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L’Unione Sovietica sopravvive…

...in un videogame Atomic Heart

In una struttura supersegreta e superprotetta sovietica, centro di ricerca di guerra biologica, collocata in una località Matochkin Shar, qualcosa va storto…

C’è da ricordare che la località Matochkin Shar, uno stretto che divide l’isola Severnyj dall’isola Južnyj, entrambe appartenenti all’arcipelago Novaja Zemlja, esiste davvero in Russia odierna e negli anni ’60-’90 è stata utilizzata per i test nucleari sotterranei.

Il centro di ricerca è intitolato a Ivan Mikhaylovich Sechenov, famoso scienziato russo, noto come “il padre della fisiologia”, specializzato nella ricerca sui comportamenti di animali ed esseri umani, predecessore delle neuroscienze moderne.

È in corso la rivolta dei robot impazziti e fuori controllo, che sterminano le guardie-agenti dei servizi che indossano le uniformi del NKVD, il servizio segreto staliniano degli anni ’30.

Agente speciale P-3, incaricato dal governo sovietico, è catapultato nella struttura con l’incarico di verificare ciò che sta accadendo. L’agente stermina un robot dopo l’altro, aprendosi la strada verso la sala eventi, dove lo attende la sfida finale con l’arcinemico – il robot-gigante con tentacoli.

Il videogame, incentrato su bioshock in salsa sovietica si svolge sullo sfondo del paesaggio decorato da falce e martello e dominato dalla gigantesca immagine della statua di Madre Patria posta realmente sulla collina di Mamaev Kurgan a Stalingrado (ora Volgograd).

Il tema ricorrente è l’universo alternativo con l’Unione Sovietica all’apice della sua potenza nell’epoca della Guerra Fredda. Mentre è in corso il massacro nella struttura, con orrori di ogni genere, dietro le quinte si svolge una love story tra i due dipendenti del centro di ricerca: una storia d’amore degna di “1984”, la relazione tra Winston Smith e la ragazza sovversiva Julia.

L’avvicinamento dell’agente speciale P-3 verso il cuore della struttura, la sala eventi, fa venire in mente Cuore di tenebra di Joseph Conrad o Atom Heart Mother di Pink Floyd.

L’azione, la resa dei conti finale, si svolge con l’accompagnamento di Sole Ingannatore, popolarissima canzone sovietica degli anni ’30, riprodotta da un grammofono d’epoca, ciò che rende l’ambiente ancora più reale, simile all’omonimo film di Nikita Mikhalkov, premio Oscar del 1994.

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